Market Analytics
Search Price Results
Wish

GIUSEPPE CESARI DETTO CAVALIER D'ARPINO [Roma 1568 - Roma 1640]

[ translate ]

(cerchia di)
La battaglia di Gedeone contro i Madianiti
Olio su tela, 141x212 cm; opera priva di cornice.
La battaglia di Gedeone contro i Madianiti, narrata nel capitolo 7 del Libro dei Giudici nella Bibbia, celebre per essere stata vinta senza l'uso di armi convenzionali, ma grazie all'uso strategico di trombe (o corni), brocche di terracotta e fiaccole accese.
Per dimostrare che la vittoria sarebbe arrivata per intervento divino e non per forza militare, Dio ordin a Gedeone di ridurre il s ... uo esercito da 32.000 uomini a soli 300 guerrieri scelti.
Gedeone ide un piano basato sulla sorpresa, sulla guerra psicologica e sull'inganno visivo e acustico. Divise i suoi 300 uomini in tre schiere da 100. A ogni uomo consegn una tromba e una brocca vuota di terracotta con dentro una fiaccola accesa (per nasconderne la luce fino all'ultimo momento). Nel cuore della notte le tre schiere circondarono silenziosamente l'immenso accampamento nemico dei Madianiti. Al cenno di Gedeone, tutti i 300 uomini suonarono contemporaneamente le trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Ritrovatisi con le fiaccole ben visibili nella mano sinistra e le trombe nella destra, iniziarono a gridare: "La spada per il Signore e per Gedeone!". Il frastuono improvviso delle brocche in frantumi, il suono assordante di 300 trombe e la comparsa immediata di centinaia di luci tutt'intorno gettarono i Madianiti nel terrore pi totale. Svegliati di soprassalto nel buio, pensarono di essere circondati da un esercito sterminato. Nel caos e nella totale oscurit della ritirata, non riuscendo a distinguere i compagni dagli avversari, i Madianiti iniziarono a colpirsi e a uccidersi a vicenda con le proprie spade, prima che i superstiti fuggissero in rotta. L'esercito di Gedeone ottenne cos una vittoria schiacciante senza nemmeno sguainare una lama nel campo nemico.
Molto rare le raffigurazioni in pittura su questo tema: si ricordano un quadro di Poussin, uno di Rubens, un arazzo fiammingo cinquecentesco e qualche stampa legata a Bibbie illustrate.

L'opera presenta molte tangenze con alcune battaglie di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, anche se non ne condivide appieno la qualit tecnica e pittorica.
L'Arpino applic il suo stile tardo-manierista alla rappresentazione della storia romana e cristiana, focalizzandosi su dinamismo esasperato, nitidezza del disegno e complessi grovigli di corpi: tutti temi che ritroviamo in questa tela puntualmente presenti.

In questo dipinto l'azione mostra lo scontro caotico ma sapientemente orchestrato di fanti. Sono arpinesche le pose contorte dei corpi riversi al suolo. L'atteggiamento esasperato di alcuni guerrieri, immortalati come in un fermo immagine, conferisce alla tela un impatto visivo di notevole potenza.

Il dipinto potrebbe essere un lavoro di Bernardino Cesari (1571 -1622), fratello di Giuseppe, e dovr essere oggetto di uno studio approfondito.

Bibliografia:
Cfr. H. Rttgen, Cesari, Bernardino, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXIV, Roma, Treccani, 1980, pp. 158-159.
H. Rttgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari d'Arpino: un grande pittore nello splendore della fama e nell'incostanza della fortuna, Roma, 2002. Leggi di pi

[ translate ]
Reserve
Unlock
Time, Location
Italy, Vercelli
Auction House
Unlock

[ translate ]

(cerchia di)
La battaglia di Gedeone contro i Madianiti
Olio su tela, 141x212 cm; opera priva di cornice.
La battaglia di Gedeone contro i Madianiti, narrata nel capitolo 7 del Libro dei Giudici nella Bibbia, celebre per essere stata vinta senza l'uso di armi convenzionali, ma grazie all'uso strategico di trombe (o corni), brocche di terracotta e fiaccole accese.
Per dimostrare che la vittoria sarebbe arrivata per intervento divino e non per forza militare, Dio ordin a Gedeone di ridurre il s ... uo esercito da 32.000 uomini a soli 300 guerrieri scelti.
Gedeone ide un piano basato sulla sorpresa, sulla guerra psicologica e sull'inganno visivo e acustico. Divise i suoi 300 uomini in tre schiere da 100. A ogni uomo consegn una tromba e una brocca vuota di terracotta con dentro una fiaccola accesa (per nasconderne la luce fino all'ultimo momento). Nel cuore della notte le tre schiere circondarono silenziosamente l'immenso accampamento nemico dei Madianiti. Al cenno di Gedeone, tutti i 300 uomini suonarono contemporaneamente le trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Ritrovatisi con le fiaccole ben visibili nella mano sinistra e le trombe nella destra, iniziarono a gridare: "La spada per il Signore e per Gedeone!". Il frastuono improvviso delle brocche in frantumi, il suono assordante di 300 trombe e la comparsa immediata di centinaia di luci tutt'intorno gettarono i Madianiti nel terrore pi totale. Svegliati di soprassalto nel buio, pensarono di essere circondati da un esercito sterminato. Nel caos e nella totale oscurit della ritirata, non riuscendo a distinguere i compagni dagli avversari, i Madianiti iniziarono a colpirsi e a uccidersi a vicenda con le proprie spade, prima che i superstiti fuggissero in rotta. L'esercito di Gedeone ottenne cos una vittoria schiacciante senza nemmeno sguainare una lama nel campo nemico.
Molto rare le raffigurazioni in pittura su questo tema: si ricordano un quadro di Poussin, uno di Rubens, un arazzo fiammingo cinquecentesco e qualche stampa legata a Bibbie illustrate.

L'opera presenta molte tangenze con alcune battaglie di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, anche se non ne condivide appieno la qualit tecnica e pittorica.
L'Arpino applic il suo stile tardo-manierista alla rappresentazione della storia romana e cristiana, focalizzandosi su dinamismo esasperato, nitidezza del disegno e complessi grovigli di corpi: tutti temi che ritroviamo in questa tela puntualmente presenti.

In questo dipinto l'azione mostra lo scontro caotico ma sapientemente orchestrato di fanti. Sono arpinesche le pose contorte dei corpi riversi al suolo. L'atteggiamento esasperato di alcuni guerrieri, immortalati come in un fermo immagine, conferisce alla tela un impatto visivo di notevole potenza.

Il dipinto potrebbe essere un lavoro di Bernardino Cesari (1571 -1622), fratello di Giuseppe, e dovr essere oggetto di uno studio approfondito.

Bibliografia:
Cfr. H. Rttgen, Cesari, Bernardino, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXIV, Roma, Treccani, 1980, pp. 158-159.
H. Rttgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari d'Arpino: un grande pittore nello splendore della fama e nell'incostanza della fortuna, Roma, 2002. Leggi di pi

[ translate ]