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Sacrificio di Isacco

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Sacrificio di Isacco Scuola romana, seconda metà XVII secolo Olio su tela 147 x 115 cmIl dipinto raffigura il momento culminante dell’episodio veterotestamentario, quando l’angelo interviene a fermare Abramo nell’istante immediatamente precedente al sacrificio del figlio Isacco. La composizione è organizzata attorno alla possente figura del patriarca, colto in una torsione energica e fortemente plastica, mentre il giovane Isacco, disposto più in basso, accentua la tensione drammatica della scena.L’opera si inserisce nel clima della pittura romana della seconda metà del Seicento, mostrando affinità con la corrente tenebrista sviluppatasi attorno alle esperienze di Pier Francesco Mola, Giacinto Brandi e Giovanni Battista Beinaschi. In questo stesso contesto appare particolarmente significativo il confronto con Girolamo Troppa, al cui linguaggio rimandano la robusta costruzione anatomica delle figure, la forte caratterizzazione dei volti, gli incarnati caldi emergenti dall’ombra e una concezione della scena sacra insieme naturalistica e monumentale.Proprio rispetto alla produzione di Troppa si possono cogliere consonanze nella compattezza della composizione, nella teatralità contenuta del gesto, nella salda presenza fisica dei protagonisti e nell’uso di una luce concentrata, capace di isolare i corpi rispetto a un fondo prevalentemente scuro. Anche la tavolozza, giocata su bruni e toni terrosi, così come la piccola apertura paesistica sul fondo, trova riscontri nella cultura figurativa romana di questi decenni. Entro cornice.

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Time, Location
Italy, Rome
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Sacrificio di Isacco Scuola romana, seconda metà XVII secolo Olio su tela 147 x 115 cmIl dipinto raffigura il momento culminante dell’episodio veterotestamentario, quando l’angelo interviene a fermare Abramo nell’istante immediatamente precedente al sacrificio del figlio Isacco. La composizione è organizzata attorno alla possente figura del patriarca, colto in una torsione energica e fortemente plastica, mentre il giovane Isacco, disposto più in basso, accentua la tensione drammatica della scena.L’opera si inserisce nel clima della pittura romana della seconda metà del Seicento, mostrando affinità con la corrente tenebrista sviluppatasi attorno alle esperienze di Pier Francesco Mola, Giacinto Brandi e Giovanni Battista Beinaschi. In questo stesso contesto appare particolarmente significativo il confronto con Girolamo Troppa, al cui linguaggio rimandano la robusta costruzione anatomica delle figure, la forte caratterizzazione dei volti, gli incarnati caldi emergenti dall’ombra e una concezione della scena sacra insieme naturalistica e monumentale.Proprio rispetto alla produzione di Troppa si possono cogliere consonanze nella compattezza della composizione, nella teatralità contenuta del gesto, nella salda presenza fisica dei protagonisti e nell’uso di una luce concentrata, capace di isolare i corpi rispetto a un fondo prevalentemente scuro. Anche la tavolozza, giocata su bruni e toni terrosi, così come la piccola apertura paesistica sul fondo, trova riscontri nella cultura figurativa romana di questi decenni. Entro cornice.

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